Una buona birra appena finita e subito il desiderio di berne un’altra. Normale, no? E’ una situazione che si ripresenta continuamente tra gli appassionati della bevanda. Ma, grazie ad uno studio dell’Alcohol Research Center dell’Università dell’Indiana, oggi sappiamo che non è l’alcool a provocare questo desiderio, bensì il gusto stesso della birra.

I ricercatori americani – il cui studio è apparso sulla rivista Neuropsychofarmacology ed è stato poi ripreso da Simone Serra sulla rivista online Galileo – hanno utilizzato la Tomografia a emissione di positroni (Pet) per monitorare il cervello di 49 soggetti assaggiatori volontari (che fatica dev’essere stata trovarli! ndR), ai quali sono state somministrate piccole dosi della loro bevanda preferita. La quantità di alcool ingerita – circa 15 millilitri di birra – ne ha impedito l’accumulo di qualsiasi traccia nel sangue e ha quindi escluso qualsiasi effetto sul sistema nervoso centrale. Nonostante questo la tecnica diagnostica per immagini ha permesso di osservare nell’encefalo un significativo aumento dei livelli di dopamina, il neurotrasmettitore indicato come responsabile delle dipendenze da alcool e sostanze stupefacenti. La combinazione di questi due fattori osservati ha permesso quindi di attribuire al solo sapore della bevanda la responsabilità della stimolazione del desiderio di bere una birra dopo l’altra, come afferma David Kareken, direttore dell’Alcohol Research Center: “Per la prima volta è stato dimostrato sulla specie umana che uno stimolo strettamente associato con l’assunzione di alcol – e non l’alcol stesso – è in grado di indurre la produzione di dopamina. Si tratta di un importante passo avanti nello studio delle cause dell’alcolismo